Non ti arrabbiare
La rabbia appartiene all’esperienza umana. Questo principio ci invita a riconoscerla senza lasciare che determini automaticamente parole e azioni.
Possiamo accorgerci della tensione che cresce, ascoltare ciò che ci ha ferito e prenderci il tempo necessario prima di rispondere. Riconoscere la rabbia non significa negarla o accettare un comportamento che ci danneggia: possiamo esprimere un disaccordo e porre un limite senza aggredire.
Non ti preoccupare
La preoccupazione può portarci a vivere ripetutamente una situazione che non è ancora accaduta. Il principio ci invita a distinguere ciò di cui possiamo occuparci adesso dalle ipotesi che continuiamo a costruire sul futuro.
Una scadenza richiede attenzione e preparazione. Immaginare senza sosta tutto ciò che potrebbe andare male è un’esperienza diversa. Possiamo tornare al compito concreto, riconoscendo anche ciò che non dipende da noi.
Sii grato
La gratitudine comincia dall’accorgerci di ciò che riceviamo: un aiuto, un insegnamento, il tempo che qualcuno ci dedica o una possibilità che ci viene offerta.
Non richiede di giudicare positiva ogni esperienza né di negare il dolore. Ci invita a riconoscere ciò che sostiene la nostra vita, anche quando siamo concentrati sulle difficoltà o su ciò che avremmo voluto diverso.
Fai del tuo meglio
Questo principio richiama l’impegno e l’onestà nel nostro agire. Riguarda il modo in cui svolgiamo un compito, manteniamo un accordo e ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni.
Comprende anche il lavoro su di sé: riconoscere un errore, approfondire ciò che non abbiamo capito e continuare a praticare. Fare del proprio meglio non significa pretendere la perfezione, ma dedicarsi con sincerità a ciò che possiamo fare.
Sii gentile con gli altri
La gentilezza trova espressione nei comportamenti: ascoltare senza interrompere, scegliere parole rispettose, tenere conto del tempo e delle difficoltà di un’altra persona.
Possiamo praticarla anche quando non siamo d’accordo. Non ci chiede di rinunciare al discernimento o ai nostri limiti, ma di riconoscere nell’altro una persona alla quale rivolgerci con rispetto.